Dipendente vs partita IVA: lo stesso netto, due strade
Capita spesso: ti propongono di passare da dipendente a partita IVA, oppure il contrario. La domanda giusta non è 'quanto fatturo' ma 'cosa rimane davvero in tasca a parità di vita lavorativa'. Questo tool fa il confronto, voci nascoste incluse.
1. Cosa fa la differenza
Da dipendente: contributi INPS al 9,19%, IRPEF a scaglioni, addizionali, MA hai 13/14 mensilità, ferie e malattia pagate, TFR, contributi datore a tuo carico previdenziale, formazione e tutele. Da partita IVA forfettaria: imposta sostitutiva 5-15%, contributi tutti a tuo carico, niente ferie, niente malattia, niente TFR.
2. Il fatturato equivalente
Il tool calcola il fatturato che, una volta tolti contributi e imposta sostitutiva, lascia lo stesso netto annuo del dipendente. Tipicamente serve fatturare il 30-60% in più della RAL per pareggiare il netto, in base a coefficiente ATECO e cassa.
3. Le voci nascoste
Da freelance perdi: 4 settimane di ferie pagate (~8% del lordo), 13a/14a mensilità (~8-15%), TFR (~7,4%), copertura malattia, formazione aziendale. Considera questi costi come 'sconto reale' sulla parte cash che ti arriva.
4. Quando conviene davvero
La P.IVA forfettaria conviene su redditi medi (25-50k) se hai pochi costi, autonomia operativa, più clienti. Diventa rischiosa se sei monocommittente: il fisco potrebbe contestare la partita IVA fittizia. Il dipendente vince in stabilità, sicurezza e tutele.
Casi d'uso tipici
- Quanto deve fatturare un consulente per pareggiare 35.000 EUR di RAL.
- Confrontare 50k di fatturato in forfettario con la RAL equivalente.
- Capire se la proposta di passaggio a P.IVA conviene davvero.
Nota importante
Confronto educativo. Non considera benefit aziendali specifici, premi produttività, welfare, compensi variabili, e ipotizza forfettario semplificato.