6 maggio 2026
L’Autorità ha avviato due istruttorie sulle società di consegna di alimenti: al centro ci sono i riferimenti alla responsabilità sociale nei siti e il mancato rispetto, secondo il sospetto indicato nel brief, delle condizioni dei rider.

L’Antitrust ha aperto due istruttorie nei confronti di società attive nella consegna di alimenti, Glovo e Deliveroo. Secondo quanto riportato nel brief della notizia, il sospetto è che le aziende avrebbero messo in evidenza un’immagine fondata sulla responsabilità sociale, mentre sui rider quegli standard etici richiamati nei siti non sarebbero stati rispettati.
La vicenda richiama un tema molto rilevante anche per chi osserva l’economia digitale da vicino: il rapporto tra comunicazione aziendale, standard etici dichiarati e pratiche effettive. Quando un’impresa valorizza nei propri canali messaggi legati alla responsabilità sociale, questi contenuti diventano parte della sua immagine pubblica e, proprio per questo, possono finire sotto l’attenzione delle autorità.
Dal materiale disponibile emerge che il Garante ha deciso di avviare due procedimenti istruttori. Il punto centrale, secondo il brief, riguarda i richiami agli standard etici presenti sui siti delle due piattaforme e il possibile contrasto con il trattamento riservato ai rider.
La notizia segnala inoltre ispezioni della Guardia di Finanza nelle sedi delle società coinvolte. Nel testo fornito non vengono però indicati ulteriori dettagli sulle contestazioni specifiche, né eventuali tempi del procedimento o possibili esiti.
Questo passaggio è significativo perché mette al centro un aspetto che spesso viene dato per scontato: non conta solo ciò che un’azienda fa, ma anche come lo racconta. Se nei siti o nella comunicazione istituzionale vengono enfatizzati principi come responsabilità, tutela e correttezza, quei messaggi possono avere un peso anche sul piano della trasparenza verso il pubblico.
Nel caso citato, il focus è proprio su questo possibile scarto tra immagine costruita online e condizioni dei rider, almeno secondo il sospetto richiamato dalla notizia.
Il materiale disponibile non specifica quali siano, nel dettaglio, i contenuti contestati nei siti, né quali elementi abbiano portato all’apertura delle istruttorie. Non sono indicati neppure eventuali repliche delle società o sviluppi successivi. Per questo, allo stato attuale, il fatto certo riportato dalla notizia è l’avvio dei procedimenti e l’oggetto generale del sospetto sollevato dal Garante.
Per chi segue i temi di lavoro, piattaforme digitali ed economia, il caso resta comunque da monitorare: mostra quanto il tema della coerenza tra valori dichiarati e pratiche concrete sia ormai centrale anche nel dibattito sulle imprese della gig economy.
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